Guida: Gioielli in oro, gioielli in argento, diamanti

L’oro, metallo nobile per eccellenza, è estremamente duttile e malleabile pertanto non è possibile realizzare gioielli od altri oggetti di uso comune in oro puro in quanto al primo utilizzo si deformerebbero e le pietre preziose eventualmente alloggiate andrebbero perse. L’oro viene quindi legato con altri metalli, in special modo rame e/o argento. La percentuale di oro presente nella lega viene definita titolo dell’oro e viene espressa in millesimi o in carati (K).
L’oro allo stato puro (1000 millesimi) viene per convenzione definito a 24 K (carati). In Italia il titolo dell’oro tradizionalmente usato in gioielleria è il 18K (750 millesimi), vengono poi lavorati anche gioielli, generalmente destinati all’esportazione, a titolo inferiore e precisamente 14K (585 millesimi), 12K (500 millesimi) e 8K (333 millesimi).
Il titolo dell’oro deve essere chiaramente specificato su ogni gioiello e viene impresso in una losanga.

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Vicino al titolo è obbligatorio che ci sia il marchio di identificazione per risalire al fabbricante dell’oggetto.

Il tipo di metallo unito con l’oro determina anche l’aspetto ed in modo particolare il colore della lega: a parità di titolo una lega ottenuta con il rame avrà un colore più rosso rispetto ad una lega ottenuta con l’argento che avrà invece un colore giallo chiaro.
Quello che invece viene comunemente definito Oro bianco viene prodotto legando l’oro, necessariamente a 18K (750 millesimi), con una particolare lega inventata in America negli anni cinquanta, chiamata LEKOR o più impropriamente “lega americana”, composta fondamentalmente da nichel, zinco e rame. Si è poi prodotto, anche se con scarso successo commerciale, l’oro verde e l’oro blu, entrambi a 18k, ottenuti rispettivamente legando l’oro puro con l’argento puro e l’oro puro con il ferro.

L’oro non si ossida, è inattaccabile dagli acidi, eccezion fatta per l’ ”acqua regia”.
Per la pulizia e la cura dei gioielli vedi la nostra guida .

Un’ultima osservazione, il mercurio contenuto nei termometri ed in particolari pomate dermatologiche può, venendo a diretto contatto con i gioielli in oro, creare uno strato superficiale sugli stessi dal colore grigio piombo, è possibile rimuoverlo facendo spazzolare i gioielli in un laboratorio orafo.

Argento

In Italia il titolo minimo della lega d’argento commerciabile in prodotti finiti è di 800 millesimi; altri titoli possono essere solo superiori.
I titoli sono impressi in un ovale :

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800 millesimi vuol dire che su mille parti di metallo 800 sono di argento e 200 di rame in lega, 925 millesimi vuol dire pertanto che su mille parti di metallo 925 sono di argento e solo 75 di rame in lega. L’argento con un titolo minimo di 925 millesimi prende anche il nome di argento sterling.
Vicino al titolo è importante che ci sia il marchio di identificazione per risalire al fabbricante dell’oggetto.

E’ bene ricordare che l’argenteria va usata tutti i giorni, la si può mettere in lavastoviglie e non crea alcun problema particolare. I vassoi ed i piatti sporchi di cibo possono essere lavati normalmente prestando solo un po’ di attenzione al limone ed all’aceto che formano delle macchie ossidanti.
Una volta usate le posate possono essere tranquillamente riposte nel cassetto con le posate di acciaio. Se invece si pensa di non usarle per un lungo periodo di tempo e opportuno avvolgerle in panni o in fogli di carta velina o anche in semplici fogli di giornale ricordandosi, in ogni caso, di chiudere il tutto in sacchetti di plastica per evitare l’ossidazione. Legare i sacchetti con lo spago, gli elastici di gomma sono nemici degli argenti.
Con il passare del tempo l’argenteria si annerisce, in particolare negli interni riscaldati. Per evitare o almeno limitare tale inconveniente è opportuno passare l’argenteria ogni settimana con uno straccio inumidito di alcol. Esistono poi in commercio dei prodotti specifici per pulire l’argenteria, preferire i prodotti in crema e seguire con attenzione le istruzioni per l’uso del singolo prodotto facendo però bene attenzione a rimuovere prima ogni traccia di polvere che altrimenti, mescolandosi alla crema di pulizia, potrebbe creare una pasta abrasiva che righerebbe i vostri argenti.

 

Peso in carati (carat weight)    

Il peso dei diamanti, come quello di altre gemme, si esprime in carati. La parola carato ha origine dall’antichità quando si usavano i semi del carrubo, dal peso sorprendentemente regolare, per pesare le gemme. Nel 1914 venne unificato il sistema e il carato standardizzato come unità di peso corrispondente a 0,20 grammi ovvero un quinto di grammo. Un carato è diviso in cento punti.
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  Purezza (clarity)    

Grazie alla sua origine naturale, ogni diamante è unico e non ne esistono due uguali. Più un diamante è puro, più è raro e prezioso. Quasi tutti i diamanti presentano al loro interno delle disomogeneità strutturali o dei piccoli cristalli di diversa natura. Queste caratteristiche sono chiamate inclusioni o caratteristiche interne. Il numero, il colore, le dimensioni e la posizione delle stesse determinano il grado di purezza di ogni diamante.
Vi sono diversi sistemi di graduazione internazionale per classificare le caratteristiche interne del diamante(G.I.A.,IDC, CIBJO e Scan D.N.). Attualmente un diamante privo di caratteristiche interne ed esterne è classificato FL (flawless) secondo il sistema GIA. In tutti gli altri sistemi, GIA compreso, considerando solo le caratteristiche interne, il grado più elevato viene definito con la sigla IF (internally flawless) o “loupe clean” (puro alla lente).
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Colore (colour)     

Tutti i diamanti sono belli, indipendentemente dal loro colore. Tuttavia più di un diamante si avvicina alla totale assenza di colore, più raro e prezioso. Esistono diamanti che sono perfettamente incolori che sono molto rari (D, E, F, G e H) mentre la maggior parte dei diamanti estratti presentano una lieve colorazione (I, J, K o L) e sono definiti dal bianco sfumato al bianco leggermente colorito. I diamanti classificati dalla M alla Z presentano una colorazione più accentuata e sono definiti coloriti. I diamanti classificati oltre la Z sono chiamati fancy e sono eccezionalmente rari.
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  Taglio (cut)   

Di tutte le quattro caratteristiche (4C), il taglio è quella direttamente influenzata dall’uomo. Le altre tre sono determinate dalla natura. Il taglio del diamante influenza profondamente la sua brillantezza e il suo fuoco. E’ perciò l’abilità del tagliatore che rivela la bellezza della gemma.
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Comportamento della luce del diamante

Il taglio è ciò che permette al diamante di sprigionare la massima quantità di luce.
1) In un diamante tagliato correttamente, la luce viene rifratta e dispersa al suo interno e come tale viene successivamente riflessa da una faccetta all’alta del padiglione fino a giungere all’esterno della pietra attraverso la corona e la tavola, sottoforma di luce bianca e di lampi di luce di ogni colore.
2) Se un diamante viene tagliato con un padiglione troppo profondo, una parte della luce si perde dopo la prima riflessione all’interno, uscendo dalla parte opposta del padiglione stesso.
3) Se il padiglione è, poco profondo, la luce esce prima che possa essere riflessa.

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